Sibelius e Verdi (Luigi).1

Sibelius e Verdi (Luigi).1
di Luigi Verdi

Sono arrivato a conoscere il nome di Sibelius relativamente tardi, attorno a 15 anni (1973). Sin da piccolo mi piaceva sfogliare enciclopedie della musica, figurine di grandi musicisti, eccetera, ma il nome di Sibelius spesso mancava o era in secondo piano. Ad esempio in un libro dei Mille quiz che mi avevano regalato a Natale attorno al 1967, nella sezione dei musicisti c’era Grieg, ma non c’era Sibelius.

Così anche nella raccolta degli Uomini illustri delle figurine Panini, nella sezione dei musicisti, Sibelius non c’era, e lo stesso nella celebre raccolta dei Grandi musicisti dei Fratelli Fabbri Editori (1965). Credo che vidi la prima volta il nome di Sibelius sfogliando un’altra raccolta a fascicoli dei Fratelli Fabbri, la Storia della musica. Pur essendo uscita nel 1964, ne avevamo comprato solo i primi fascicoli ma, una decina di anni dopo, volli far acquistare ai miei genitori la raccolta completa in una libreria antiquaria. I fascicoli erano poi rilegati in vari volumi; ogni fascicolo era accompagnato da un disco piccolo 33 giri. Al fascicolo 10 compreso nel volume IX “La musica contemporanea”, c’era un capitolo “La musica moderna in Svizzera e in Scandinavia”, il disco di accompagnamento comprendeva Finlandia di Sibelius, Orchestra Sinfonica di Bamberg diretta da Heinrich Hollreiser (disco Vox), Melodia elegiaca “L’ultima primavera” di Grieg, Orchestra Sinfonia Pro Musica di Vienna diretta da Eduard van Remoortel (disco Vox) e un brano di Folclore Scandinavo “Danza dei bambini” (tratto da un disco Philips). I testi dei fascicoli e quelli sul retro copertina dei dischi erano semplificati, a scopo divulgativo, ed era assai difficile capire chi li avesse scritti, perché non erano firmati. Solo all’inizio della raccolta c’era scritto “direttore del comitato di redazione Eduardo Rescigno”, musicologo che ebbi poi modo di conoscere una ventina di anni dopo, scoprendo che era un uomo “in carne ed ossa”, tanto il rispetto che avevo per questo personaggio, che me lo faceva sembrare quasi un’entità eterica. Nel disco della Storia della musica c’era dunque Finlandia: finalmente ascoltai questo pezzo che non mi piacque per niente; cioè mi sembrò una cosa pomposa d’occasione, tetra all’inizio, pompieristica alla fine. Pensai che era la composizione più nota di Sibelius per motivi extra musicali, politici e patriottici, ma mi incuriosii di saperne di più. Sempre attorno alla metà degli anni Settanta costrinsi i miei genitori ad acquistare la serie completa de La musica moderna (1967) sempre dei Fratelli Fabbri. L’impostazione era identica a quella dei Grandi musicisti: fascicoli da rilegare in volumi con disco 33 giri medio formato in allegato. Ogni volume era composto da 16 fascicoli, e ai fascicoli 1 e 2 del secondo volume intitolato Apporti nazionali, c’era un capitolo intitolato Il paesaggio nordico di Sergio Martinotti con due sezioni, una dedicata a Jean Sibelius e un’altra a Carl Nielsen. C’erano anche bellissime immagini e, in fondo, una guida all’ascolto dei dischi allegati. Il disco dedicato a Sibelius comprendeva registrazioni da incisioni preesistenti: Finlandia, Orchestra Sinfonica di Bamberg diretta da Heinrich Hollreiser (disco Vox), Valse triste, Orchestra Musical Arts Symphony diretta da Leonrad Sorkin (disco Everest), poi 2 Humoresques per violino e orchestra con interpreti dai nomi illegibili (disco Vox) e, nel retro del disco, Tapiola, London Sympony Orchestra diretta da Tauno Hannikainen (disco Everest). Debbo dire che gli interpreti erano scritti sulla copertina del disco in caratteri piccolissimi, leggibili solo con la lente di ingrandimento. E infatti a nessuno interessava molto chi fossero questi interpreti. Naturalmente ascoltai subito Valse triste, che da più parti veniva indicata come la composizione più celebre di Sibelius. Anche qui rimasi piuttosto deluso perché alla fine non mi parve niente di che, se non un nostalgico intermezzo, anch’esso piuttosto tetro. Tapiola mi piacque senza impressionarmi, tuttavia mi convinse che avrei dovuto ascoltare “tutta” la musica sinfonica di Sibelius per capirci qualcosa, perché nel frattempo avevo letto nella Guida all’ascolto della musica sinfonica di Giacomo Manzoni (1967) che c’erano ben sette sinfonie di Sibelius e molti poemi sinfonici, nonché molta altra “roba”. Giacomo Manzoni era abbastanza benevolo con Sibelius, tuttavia si notava chiaramente un problema: Sibelius era un personaggio che non si sapeva bene dove collocare cioè, in sostanza, era un musicista dell’Ottocento o del Novecento? E infatti nella Guida all’ascolto della musica contemporanea di Armando Gentilucci (1969) Sibelius mancava clamorosamente, mentre c’erano musicisti a lui contemporanei o addirittura anche più anziani, come Debussy. In quel tempo il concetto di musica contemporanea era ‘mobile’; nel caso di Gentilucci il sottotitolo “Dalle prime avanguardie alla nuova musica”, lasciava poi intendere nella lettura che lo spartiacque era sostanzialmente rappresentato da impressionismo ed espressionismo. Non è facile dare una definizione sintetica e chiara di cosa si intenda per con questi due termini. Diciamo, per semplificare, che nell’impressionismo è il mondo esterno che si riflette nella rappresentazione dell’artista creatore, mentre nell’espressionismo è l’artista creatore che si riflette nella rappresentazione del mondo esterno. È chiaro che i musicisti che non riuscivano ad essere incasellati nell’impressionismo e nell’espressionismo lasciavano un poco indecisi gli storici della musica; in genere poteva funzionare la definizione di “scuole nazionali”, anche per evitare lo sgradevole epiteto di “minori; infatti l’impressionismo era sostanzialmente francese, l’espressionismo sostanzialmente tedesco o austriaco, tutto il resto “scuole nazionali”. Per l’Italia c’era la dicotomia “opera lirica” internazionale versus “scuola nazionale”, rappresentata dalla cosiddetta generazione dell’Ottanta. Nella Storia della musica dei Fratelli Fabbri (1964), Sibelius era nel volume “musica contemporanea”; ne la Musica moderna sempre dei Fratelli Fabbri (1967), Sibelius era parte della modernità alla voce “scuole nazionali”; per Armando Gentilucci, invece, era fuori della modernità. Questa incertezza riguardo la collocazione di Sibelius, si manifestava anche nel suo aspetto fisico: infatti giravano soprattutto due sue immagini: una con una foltissima capigliatura, un’altra dove era completamente calvo, tanto da sembrare un’altra persona: quindi esistevano due Sibelius, uno con i capelli (Ottocento) e uno pelato (Novecento).

(…continua)

 

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