Gli interpreti che Sibelius ascoltò.8

Gli interpreti che Sibelius ascoltò.8
Viaggio attraverso le registrazioni storiche

di Michele Ballarini

8.

Dopo tanta strada percorsa non possiamo fare a meno di considerare un aspetto molto importante che riguarda i rapporti tra Sibelius e i suoi interpreti: si nota una marcata differenza tra i giudizi che il Maestro dispensò a fronte di ascolti radiofonici e discografici e le opinioni da lui espresse riguardo a richieste più o meno pressanti di indicazioni e consigli da parte di chi doveva ancora effettuare esecuzioni e registrazioni del suo repertorio. Nel secondo caso emerge un netto rifiuto in ragione di una sua completa disponibilità a lasciare piena libertà all’interprete, che dal segno scritto può e deve tendere a un risultato vivo, coinvolgente, attraverso le sue capacità, il suo talento e la sua comunicativa, arrivando in alcuni casi anche a stravolgere o a mutare di fatto le indicazioni scritte sulla partitura. In questo caso non si può non pensare a quello che lui affermava spesso e cioè a «Lasciar nuotare i dettagli nella salsa».

Quanto appena detto è confermato da una testimonianza diretta riportata a chi scrive da sua nipote, la violinista Satu Jalas, che ricorda di aver ascoltato da bambina nella biblioteca di Ainola, assieme al nonno e altri famigliari, un’esecuzione radiotrasmessa del Concerto per violino eseguito da Ida Haendel. Alla fine dell’esecuzione Sibelius osservò: «Non avrei mai pensato il terzo tempo suonato così lentamente, ma ne sono molto interessato». La Haendel ricorda, nel video qui allegato, di aver eseguito il concerto dal vivo alla radio di Helsinki nel 1949 e di aver ricevuto il giorno seguente una lettera dello stesso Sibelius: «Cara Signorina Haendel, la prego di accettare i miei più cordiali ringraziamenti per l’eccellente esecuzione del mio Concerto per violino. L’ha eseguito magistralmente sotto ogni aspetto. Mi congratulo con Lei per il grande successo. Ma soprattutto mi congratulo con me stesso che il mio Concerto abbia trovato un’interprete del suo livello. Con cordiali saluti e auguri, sinceramente vostro Jean Sibelius». (foto8A)

Ancor più emblematico il caso di Marian Anderson [1897-1993] contralto statunitense che aveva raggiunto una grande popolarità nei paesi scandinavi. La sua collaborazione con il finlandese KostiVehanen [1887-1957], le fece conoscere il repertorio per voce e pianoforte di Sibelius e successivamente i due musicisti intrapresero lo studio di alcuni suoi lieder (foto 8B). Il 13 novembre 1931 Anderson e Vehanen si recarono ad Ainola per far ascoltare al Maestro i brani sui quali si stavano esercitando; Sibelius si entusiasmò e reagì con grande fervore alla loro esecuzione tanto da chiedere che venisse servita una bottiglia di champagne per festeggiare quell’evento. Vehanen ricorda che l’unica critica che Sibelius ebbe da muovere fu il suggerimento «Più Marian Anderson che Sibelius». La Anderson, dopo aver incontrato Sibelius, disse di «aver intravvisto più profondamente il significato» di quel repertorio. Nella sua autobiografia scrisse: «Era come se un velo fosse stato sollevato e ogni volta che cantavo di nuovo le canzoni di Sibelius, sentivo di avvicinarmi a esse con una nuova comprensione».

Le critiche del Nostro invece si basavano, come in alcune incisioni effettuate da Schnéevoigt, suimperfezioni di varia natura che influivano negativamente sulla fedeltà a un testo scritto con estrema chiarezza; per questi motivi si può ben capire una reticenza da parte del compositore a fornire a monte un elenco di prescrizioni o raccomandazioni, che presso un buon interprete non possono che rivelarsi di fatto superflue.

Come ulteriore conferma si potrebbe pensare a un direttore molto attivo in America per lungo tempo, un ungherese che aveva occidentalizzato il suo nome di nascita, Jenő Ormándy-Blau, in Eugene Ormandy (foto 8C) e che divenne il successore di Stokowski alla guida della Philadelphia Orchestra per un periodo eccezionalmente lungo, dal 1936 al 1980. Ormandy contattò spesso Sibelius, con l’intento di ricevere da lui consigli e raccomandazioni relative alla giusta interpretazione dei suoi lavori sinfonici; nel suo ultimo anno di vita Sibelius arrivò a comunicargli, fatto forse più unico che raro, alcuni cambiamenti nell’orchestrazione della Settima sinfonia, che Ormandy si apprestava a incidere in studio. Probabilmente questi cambiamenti si riferivano a raddoppi degli strumenti a fiato, in quanto gli organici orchestrali di quel periodo erano mediamente cresciuti e un maggior numero di archi richiedeva a volte un rafforzamento della sezione fiati. La cura che Ormandy rivolgeva alla palette sonora della sua orchestra, famosa per sfoggiare il cosiddettoThe Philadelphia sound”, potrebbe giustificare tali accorgimenti, anche se ci permettiamo di osservare come l’evidente opulenza di tante sue registrazioni possa celare spesso delle esecuzioni contrassegnate da una certa superficialità. È però innegabile che questo interprete abbia contribuito, assieme a Koussevitzky, Toscanini, George Szell e Leonard Bernstein, a diffondere molto capillarmente la musica di Sibelius negli Stati Uniti.

Concludendo, il merito di tante esecuzioni positivamente giudicate da Sibelius esisteva grazie al livello dell’interprete stesso e non perché questi avesse ottemperato a direttive o consigli offerti dalcompositore e recepiti come garanzia di urtext indiscutibile, da intendersi perciò considerando comuni esperienze nell’adesione a una più ideale condivisione di valori etici e musicali. La personalità dell’interprete apporta nuova vita al semplice segno scritto conferendo alla sua oggettività un valore individuale, innervato dalla propria statura di artista. Queste testimonianze, inoltre, ci sono arrivate attraverso le registrazioni storiche. La loro autenticità va valutata tenendo conto dei possibili compromessi dovuti ai limiti tecnologici dell’epoca. A nostro avviso, però, questi limiti risultano meno evidenti nella maggior parte degli interpreti. Questo potrebbe essere dovuto sia al loro talento e alla loro serietà artistica, sia alla presenza del Maestro, percepita nonostante la sua lontananza fisica.

 

Concerto per violino op. 47, Ida Haendel

https://www.youtube.com/watch?v=6QZiwHdM-ao

 

Concerto per violino op. 47 e altre opere per violino, Ida Haendel

https://youtu.be/Ng8z7HNXzwU?list=PLUpE0eZiAtMkHlvOXwZR3a0fdQ410KJ3q

 

Flickan kom ifrån sin älsklings möte, Marian Anderson

https://youtu.be/aO9yDb_9NVw?list=RDaO9yDb_9NVw

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